Che fine ha fatto l’esonero contributivo previsto dall’art.1, commi 20 e ss. della Legge Bilancio 2021?
Per chi non è al corrente, si tratta dell’esonero dei contributi che è stato riconosciuto ai lavoratori autonomi e ai professionisti, anche iscritti a Casse di previdenza di categoria, nel caso di riduzione di fatturato o corrispettivi nel 2020 pari almeno al 33 % rispetto all’anno precedente e che non abbiano superato i 50.000 euro di reddito per il 2019.
In ENPAP gli interessi aumentano come è previsto dal sistema informatico ma ci è stato garantito che, alla fine dei calcoli, vengano stornati.
Sappiamo che siamo bloccati perché in attesa ancora di un decreto interministeriale e sono passati già due anni.
Il fastidio rispetto al “colore rosso” visibile sul nostro conto personale ENPAP, che emotivamente ci riporta ad un nostro essere inadempienti, “possiamo superarlo con qualche seduta di supervisione” così come ho risposto ironicamente ad alcuni colleghi.
Resta il fatto che per alcuni di noi che hanno bisogno in questo periodo di affidarsi alle prestazioni assistenziali, compresa la malattia, non c’è molto da ironizzare. Infatti alcuni colleghi lamentano la non erogazione dei contributi assistenziali.
Non essendo definiti da Decreto Ministeriale i criteri, compreso lo stanziamento complessivo del contributo da erogare, non si può definire quanto ad ognuno di noi resterà come eventuale dovuto, così come leggiamo nel sito ENPAP:
“Per l’esatta determinazione dell’importo dell’esonero sarà emanato un successivo Decreto Ministeriale con il quale verranno definiti i criteri e le modalità alle quali gli Enti dovranno attenersi per riconoscere l’agevolazione in misura proporzionale alla platea dei beneficiari che ne hanno titolo.”
Quindi, le domande vengono accettate perché:
“la contribuzione soggettiva e di maternità oggetto di esonero non determina, di per sé, una irregolarità dell’annualità 2020, purché sia stata interamente versata, per la stessa annualità, la contribuzione integrativa nei termini previsti.”
Ma, l’erogazione del contributo assistenziale, non viene erogato perchè non si sa ancora quale cifra scalare dal dovuto e quindi chi ha fatto domanda di esonero potrebbe risultare potenzialmente irregolare in un prossimo futuro:
“Si precisa che per l’accesso alle prestazioni assistenziali e previdenziali è richiesta la piena regolarità della posizione contributiva così come stabilito dall’art. 12 comma 3 del Regolamento per l’attuazione delle attività di previdenza dell’Ente, dal Regolamento per la corresponsione dell’indennità di maternità e dal Regolamento delle forme di assistenza.”
Infatti, alla fine dei conti, e solo in seguito al Decreto Amministrativo che ancora non viene emanato dopo due anni, il contribuente potrebbe trovarsi in situazione di irregolarità e dovrà versare la parte restante dopo lo storno del contributo:
“Nel caso in cui l’esonero copra solo in parte la contribuzione, verrà assegnato all’iscritto il termine di 60 giorni per versare (senza maggiorazioni per interessi e sanzioni) l’eventuale quota residua a proprio carico.”
Riassumendo: ad oggi, pur non risultando una irregolarità tale da non permettere di inoltrare le domande per contributi assistenziali, resta congelato l’importo definito di tali contributi (assistenziali) in attesa del decreto che aiuterà a definire la cifra esatta dell’esonero.
A questo punto, riformulando la domanda, possiamo anche aggiungere qualche quesito:
“che fine ha fatto il decreto amministrativo che aspettiamo da due anni e che blocca il nostro diritto assistenziale?”
In questo caso lo definisco diritto perché le domande vengono accolte ma le erogazioni bloccate dato che ENPAP non può infrangere ciò che è dettato e descritto dai vari regolamenti sopra citati.
Ci auguriamo che l’Ente si sia interfacciata con i Ministeri preposti all’emanazione di questo decreto interministeriale.
Ma anche se così fosse, perché non ci informa del suo interessamento?
Prima di scrivere questo articolo ho cercato nel Sito ENPAP una comunicazione e su internet altri articoli e non ho trovato niente.
Solo sui Social ho trovato a tal proposito alcune domande di colleghi comprese le mie che però non hanno ricevuto nessuna risposta se non quella che aspettiamo il decreto interministeriale.
Mi chiedo: perchè questo silenzio?
Se malauguratamente dovessimo ammalarci e non avere la possibilità di lavorare, a conclusione della malattia, se la nostra domanda viene accolta, è una pretesa aspettarsi l’erogazione del contributo?
Sarebbe possibile per ENPAP “trasgredire” per rendere assistenza al contribuente?
Se questa cosa è possibile, perché non si trova scritta da nessuna parte?
Perché ci lasciano alla libera interpretazione dell’unica comunicazione della quale ho sopra virgolettato alcune parti e che troviamo nella pagina del nostro conto personale?
Mi auguro che ENPAP, dopo due anni di questi quesiti, possa muoversi all’insegna della tutela dei contribuenti o perlomeno rendere pubblici con comunicazioni ufficiali se sta già muovendosi in tale direzione.
Chiudo questo articolo sperando che la mia critica verso l’Ente, che sappiamo essere legato alle norme vigenti per questo tipo di decisioni, venga accolta come indicazione costruttiva e non come attacco distruttivo.
Intanto, assieme ai colleghi che mi seguono nei vari social, attendo fiduciosa un qualche segnale che ci possa far capire che, oltre ai nostri doveri, i nostri diritti sono stati o saranno portati al più presto dall’Ente all’attenzione dei Ministeri preposti, sollecitandone l’emanazione del tanto atteso Decreto Amministrativo.

