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Un viaggio di consapevolezza: dallo Psicologo popolare allo Psicologo di base.
Sembrano lontani i tempi in cui i pionieri della psicologia iniziavano a diffondere la nuova scienza che poi via via nel tempo ha trovato il suo spazio fra la filosofia e la medicina, come argomento di conoscenza della vita umana.
Ad oggi è diffuso nell’immaginario collettivo il concetto di psicologo, ma come tale (immaginario) non trova lo stesso riscontro nelle applicazioni pratiche quotidiane.
In questi anni ho avuto modo di relazionarmi sia con cittadini, afferenti strutture sanitarie, medici, altre figure sanitarie e direttori di struttura e con non poco stupore trovo sempre nuove conferme di quanto poco si conosca della figura dello psicologo e delle molteplici applicazioni sulla salute.
Quanti colleghi si sono sentiti dire almeno una volta: “anche mio nipote è psicologo“, “si nella mia struttura abbiamo già uno psicologo“, “ho letto il libro di uno psicologo“, “ho partecipato ad un convegno dove uno psicologo ha tenuto una relazione“, “il mio medico mi ha consigliato di andare dallo psicologo“.
Se proviamo a chiedere: “psicologo in quale ambito?” In tanti rispondono di non capire la domanda, perché in molti pensano che “lo psicologo è lo psicologo” e non vengono contemplate le varie tipologie.
Nella cultura popolare il medico ha tante specializzazioni differenti (cardiologo, endocrinologo, pneumologo, ginecologo ed altro) ma lo psicologo è lo psicologo.
Quando si spiega a qualcuno che esistono varie specificità ed ambiti dove opera uno psicologo e si chiede se abbia mai sentito parlare di psicologo, neuropsicologo, psicologo-psicoterapeuta, oppure se abbia idea che ogni professionista possa specializzarsi ed intervenire in ambiti specifici come psicologo per i minori, per il marketing, per i gruppi, per lo sport, per l’emergenza ed altro, questi inizia a comprendere che qualche differenza effettivamente ci dovrà pur essere.
Da un po’ di tempo si inizia a parlare della prossima figura sanitaria che entrerà a far parte del servizio di assistenza alla salute in affiancamento al Pediatra e al medico di medicina generale: Psicologo di base e/o psicologo delle cure primarie.
Anche in questo caso, non solo dai cittadini ma anche dagli addetti ai lavori, queste due figure diverse vengono spesso assimilate tra loro.
Vediamo invece le differenze ed eventuali limiti di applicazione nella pratica.
Lo psicologo di base, dovrebbe lavorare nella stessa stanza del medico di base con il quale accoglierebbe il paziente che, esponendo le sue problematiche, troverebbe due valutazioni (una per il versante fisico ed una per il versante psicologico).
Questo modello scavalca la pre-valutazione del medico di famiglia poiché lo psicologo si trova già presente e quindi ha già avuto una serie di informazioni.
Quali problemi potrebbero nascere?
Entrambe le figure dovrebbero esporre le loro tecniche e strumenti dinanzi all’altro e dal punto di vista deontologico e tecnico risulta una pratica discutibile.
Anche lo psicologo potrebbe assistere all’esposizione di parti intime del corpo del paziente in visita.
Nonostante questa procedura potrebbe velocizzare i tempi per l’individuazione di eventuali problematiche psicologiche, ne andrebbe a discapito la privacy fisica e professionale.
Lo psicologo delle cure primarie invece, entra a far parte di quelle figure sanitarie a cui il medico di famiglia può rivolgersi qualora riscontrasse una problematica psicologica.
Dunque per le cure primarie, non è necessaria la presenza fisica dello psicologo all’interno della stanza ma basta che ci sia una stanza adiacente o extra locata.
Questa procedura se da un lato rispetterebbe l’esercizio professionale di entrambe le figure sanitarie, da un altro lato metterebbe tutta la responsabilità della presenza o meno di problematiche psicologiche nelle mani del medico che non ha la preparazione completa per poterle individuare.
Fino ad ora come abbiamo fatto?
In qualche modo gli invii sono arrivati: da altre figure sanitarie quando hanno ritenuto non opportuno prescrivere farmaci; oppure da parenti o amici che, avendo modo di frequentare per molte ore i futuri pazienti, si accorgono del disagio o di strani comportamenti; per iniziativa della stessa persona che si accorge della propria fragilità e/o della presenza di sintomi che lo fanno soffrire.
Spesso però, molte persone per questioni economiche ma anche per dinamiche profonde, rinunciano a questo tipo di cure perché i sintomi vengono scambiati per “fissazioni” che con una “buona volontà” si possono risolvere.
Il rischio che si corre è di cronicizzare i sintomi ed un malessere si trasforma nel tempo in una vera e propria patologia.
Proprio per questi problemi, si avverte la necessità di inserire la figura dello psicologo poiché il suo mancato operato comporta un aumento della spesa pubblica in termini di visite sanitarie specialistiche ed uso/abuso di farmaci non ipoteticamente necessari.
Una “via di mezzo” potrebbe essere, a mio parere, quella di inserire lo psicologo di base che operi in autonomia nella sua disciplina, parallelamente a quella del medico di base.
L’utente avrebbe a disposizione due figure della salute a cui autonomamente poter fare riferimento per ipotesi e necessità.
Ovviamente entrambe le figure potrebbero cooperare all’unisono per il bene del paziente.
Riassumendo: se dovessimo fare un paragone ipersemplificato, il medico di base sta al medico specialista così come lo psicologo di base sta allo psicologo specialista.
In entrambi i casi, la dicitura “DI BASE” starebbe ad indicare il primo contatto di riferimento, dove una volta esposte le problematiche, si procede con la valutazione, orientamento, supporto, risoluzione se di propria competenza o di invio specialistico ai colleghi che si occupano di quell’area da approfondire.
Questo potrebbe portare fortunatamente ad una nuova apertura e conoscenza sia per le figure sanitarie che per i cittadini, delle varie metodiche, specializzazioni e utili applicazioni per il benessere della salute mentale e psicofisica nella sua completezza.
Decadrebbe la figura dello psicologo “tuttologo” che con un’unica formazione accademica potesse magicamente rispondere a tutte le necessità della salute mentale.
Accogliamo dunque con curiosità e benevolenza lo psicologo di base/delle cure primarie e tutti gli altri psicologi specializzati nelle molteplici aree di intervento.

