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Il crescente numero di disturbi mentali nella popolazione genera nuove sfide per la psicoterapia; la realtà virtuale scende in campo come tecnologia innovativa al servizio del benessere psichico.
Il tema della salute mentale cresce progressivamente e la psicoterapia è chiamata ad affrontare problematiche complesse, in modo efficace, avvalendosi anche di nuovi strumenti tecnologici.
In generale le innovazioni tecnologiche hanno migliorato la vita delle persone e oggigiorno anche il lavoro terapeutico; infatti, l’unione psicologia-tecnologia apporta sempre più vantaggi, grazie all’utilizzo di strumenti digitali anche nel settore della salute mentale.
La psicologia digitale è una disciplina che analizza il funzionamento psichico, comportamentale e relazionale.
È il caso della Realtà Virtuale (dall’inglese Virtual Reality, abbreviato in VR), in cui le immagini generate da un computer sono sincronizzate con le azioni dell’utente, con l’obiettivo di creare un mondo simulato immersivo e realistico.
Bisogna, quindi, considerare la Realtà Virtuale uno strumento coadiuvante la psicoterapia, in quanto consente di fare da collegamento tra lo studio del terapeuta e il mondo reale.
L’utilizzo in ambito clinico
Gli ambienti virtuali sono flessibili e programmabili e ricreano situazioni della vita quotidiana, permettendo di presentare una varietà di stimoli atte a misurare e registrare le risposte comportamentali del paziente, migliorando l’efficacia degli interventi dello Psicoterapeuta, in maniera sicura e, soprattutto, controllata.
Nella pratica, il paziente indossa un visore nello Studio del professionista, un ambiente protetto, e potrà fronteggiare situazioni stressanti in background simulati.
Gli sembrerà di vivere “nel presente” una situazione come se fosse reale, perché il sistema nervoso centrale sarà “ingannato” dagli stimoli così da rispondere come avrebbe risposto, appunto, in una situazione effettiva.
Il senso di presenza offerto dalla VR può essere uno strumento potente nella terapia, perché fornisce al soggetto un mondo in cui egli può essere collocato e vivere un’esperienza particolare, pur rimanendo in un contesto “sicuro” e supervisionato dal terapeuta esperto.
Attraverso questi percorsi, per esempio, i pazienti possono affrontare le proprie fobie virtualmente in specifici ambienti/situazioni, come per esempio, collocandolo in un centro commerciale, sull’autobus, a scuola durante un’interrogazione, e così via.
Utilizzando questo metodo innovativo, sono stati ottenuti risultati notevoli per molteplici disagi, quali l’acrofobia, l’agorafobia, la paura del volo, la claustrofobia e nella cura delle fobie sociali.
Ed ancora, nel trattamento degli attacchi di panico e dell’ansia, ma anche in condizioni cliniche più complesse, come i disturbi alimentari, il disturbo post-traumatico da stress, la depressione, i disturbi psicosomatici e altro ancora.
I pazienti hanno il vantaggio di poter utilizzare uno strumento innovativo ed efficace, in linea con i tempi moderni sempre più tecnologici.
La Realtà Virtuale permette di acquisire, passo dopo passo, il controllo di un’esperienza corporea-emotiva, che genera un cambiamento emozionale correttivo.
È importante precisare che la VR è uno strumento integrativo che però non sostituisce la psicoterapia, ma va ad integrare senza escludere o sostituire, perché gli ambienti ricreati rappresentano la costruzione di un mondo che deve essere assolutamente controllato dal terapeuta.
Un mondo in cui il paziente è il protagonista ed il terapeuta il suo alleato.
Il rapporto psicoterapeutico “tradizionale” è comunque sempre da tenere in debita e insostituibile considerazione, sebbene la sfida che personalmente mi pongo è quella di abbattere i pregiudizi sulla professione, svecchiando l’immaginario della figura dello psicologo ed allargare la prospettiva lavorativa e stare al passo con i tempi.

