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PREFAZIONE
Il colloquio psicologico? Un’avventura meravigliosa!
Questa è la prima cosa che mi viene in mente pensando all’incontro con un
persona che cerca aiuto dalla psicologia per la sua vita. E sia l’avventura che la
sua meravigliosità valgono tanto per il Cliente quanto per lo Psicologo.
Per il Cliente è un pezzetto di vita,
sua e dello Psicologo,
dedicato a lui solo,
tutto a suo servizio,
a suo favore,
al suo bene,
lo illumina,
lo fa crescere,
gli apre il senso della vita,
della gioia, dell’amore, del lavoro, della famiglia,
e anche della sofferenza, della malattia e della morte,
lo sostiene, incoraggia, consola, smuove, rilancia…
Per lo Psicologo è un momento di professionalità,
di apertura,
di disponibilità,
di incontro,
di servizio,
e potrebbe anche essere di amore,
di autocoscienza,
di approfondimento interiore,
di revisione di sé,
che lo fa crescere,
lo realizza,
lo rende più utile a se stesso,
all’altro,
alla società,
alla storia,
al mondo
facendo crescere serenità,
gioia,
pace,
coscienza di sé,
forza interiore,
senso della vita…
È un momento così carico di emozione
che gira e rigira nel cuore,
ritorna,
si espande a tutta la persona,
a tutta la vita…
Non ci credete? Vi sembra troppo? Posso solo dire: provare per credere.
Ma per non aspettare tanto, voglio darvene subito un piccolo saggio.
IN COLLOQUIO DALLO PSICOLOGO
L’autoironia è un segno di intelligenza e di saggezza.
Vuol dire saper fare un passaggio di livello logico nel discorso.
Vuol dire usare l’intelligenza laterale.
Vuol dire avere il gusto dell’assurdo, della negazione totale dell’intelligenza, e
la si può raggiungere solo conoscendola bene.
Ma soprattutto vuol dire conoscere i propri limiti e tenerli presenti: una sana compassione per i propri limiti. Vuol dire sapersi guardare dall’esterno e cogliere con misericordia anche
la propria povertà.
In elenco sono tutte battute sullo Psicologo, mai e nessuna è sul Cliente1.
In ogni battuta è lo Psicologo che sbaglia la risposta, in modo non solo comico, ma
ancora più tragico. A volte non capisce proprio che cosa il Cliente voleva dire. A
volte pensa solo ai propri interessi. A volte con la sua risposta distrugge il
Cliente nel peggior modo possibile. Una figuraccia da andarsi a nascondere
assieme a tutti gli Psicologi.
Sì, ma anch’io sono uno Psicologo! E allora cosa vuol dire prenderlo così in giro?
È un ‘gioco d’amore’.
È un gioco particolare dove si agisce a due livelli logici contemporaneamente, mettendoli in contrasto tra di loro. Ad un livello logico si dice (o si fa) qualcosa che è proprio contrario all’amore, mentre all’altro livello si annulla la comunicazione avversa e si sottolinea quella positiva, come un innamorato che scappa solo per farsi inseguire e raggiungere.
Il risultato è quello di generare una gioia profonda in chi lo conduce e in chi lo segue, nel
continuo oscillare tra: “Come sarebbe orribile se fosse così” e: “Ma che bello
che invece è proprio cosà2” E viene voglia di ricamare sopra il colloquio psicologico e di divertirsi proprio in un gioco di amore3. È un gioco dove, più si dicono cose orrende, più si sente che è vero l’opposto e che è grande l’affetto sotto inteso, ma “intender non la può chi non la prova4”. Proviamo?
Ma vuol anche dire
- “Avanti un altro!”
“Dottore, nessuno mi vede, è come se io fossi trasparente, nessuno si accorge di me, è come se non esistessi”
“Avevo detto: avanti un altro!”
- “Dottore, ho un problema!”
“Beato lei che ne ha uno solo!”
- “Dottore, ci sono giornate in cui incontra solo dei matti?”
“Si. Oggi, ad esempio”
- “Dottore, ho sempre paura di morire! Anche lei ha paura?”
“Io no! Io non ho nessuna paura che lei muoia”
- “Dottore, nessuno mi crede, mai!”
“Questa proprio non la credo”
- “Dottore, mi sento poco bene”
“Provi a parlare più forte”
- “Dottore, il mio problema è il complesso di inferiorità”
“Si rassereni, lei non ha nessun complesso di inferiorità, lei ‘è’ inferiore”
- “Dottore, nessuno mi vuol bene”
“E a me, che me ne frega!?”
- “Dottore, ho un problema: dimentico tutto, dimentico sempre, dimentico qualunque cosa. Mi aiuti, per favore”
“Da quanto tempo ha questo problema?”
“Quale problema, Dottore?”
- “Dottore, ma se io fossi matto, lei cosa mi direbbe?”
“Ma proprio quello che le ho appena detto”
- “Dottore, posso essere franco?”
“Sì, ma per cambiare nome deve andare all’Anagrafe”
- “Dottore, ho fatto un test di intelligenza e risulta un QI di 40. Non capisco cosa vuol dire!”
“Con un Quoziente Intellettuale di 40, mi stupirei se lo capisse”
- “Dottore, il mio problema è che nessuno capisce mai quello che dico”
“Ma allora, qual è il suo problema?”
- “Dottore, mi sento giù come una tapparella chiusa”.
“Coraggio, coraggio, si tiri su”
- Dottore, sono stanca di essere grassa, sono stanca di essere brutta, sono stanche di essere presa in giro da tutti”
“Si faccia una bella dormita, almeno non sarà più stanca”
- “Dottore, mi sento piccolo piccolo”
“Su, si arrampichi sulla sedia e ne parliamo”
- “Dottore, ma io sono intelligente?”
“Ma la smetta di fare domande idiote”
- “Dottore, posso farle una domanda?”
“Sì”
“È vero che si fa pagare 400 € per rispondere a quattro domande?”
“Sì”
“Ma non le sembra caro?”
“Sì. Mi faccia pure la quarta domanda”
- “Dottore, nessuno mi vuole ascoltare”
“Ma se ne vada da qualcun altro!”
- Dottore, sono giù. Tutti mi dicono che sono una schifezza”
“Dovrebbe essere contenta di essere circondata da persone sincere”
- “Dottore, mi sento uno sfigato”
“Lo è certamente. Basta pensare che è venuto da me”
- “Dottore, è vero che solo gli schiocchi non hanno nessun dubbio?”
“Sì, è sicuramente vero. Non ho nessun dubbio”
- “Dottore, non vedo l’ora di stare meglio”
“Si compri un orologio più grande”
- “Dottore, il mio vicino mi ha definito: ‘vecchio scemo’. Faccio bene a reagire?”
“Certo! Lei non è vecchio”
- “Dottore, mi sento un cane”
“Scenda immediatamente dalla mia poltrona e si accucci sul tappeto!”
- “Dottore, mi pare… credo… a volte… mi sembra… come… di essere… se fossi sempre… ma non so… indeciso”
“Insomma, si decida! Lo è o non lo è indeciso?”
- “Dottore, mi sento morto”
“Ha sbagliato piano, l’agenzia funebre è al pian terreno”
- “Dottore, corro, corro tutto il giorno, tutti i giorni e non ne posso più”
“Ha provato a usare una bicicletta?”
- “Dottore, io soffro di insonnia”
“Non è niente di grave. Stanotte ci faccia sopra una bella dormita e vedrà che domani starà meglio”
- “Dottore, sento la vita pesare quintali e quintali sulle mie spalle. Mi può aiutare a sentirla più leggera?”
“Ma certo! Pagando 1 € al Kg che sente per ogni incontro, vedrà che presto la sentirà più leggera”
- “Dottore, io sbaglio, sbaglio sempre, sbaglio tutto, solo sbagli nella mia vita”
“Non è vero! Adesso sta dicendo una cosa giusta”
- “Dottore, mi sento depresso”
“Con la faccia che si ritrova, chiunque lo sarebbe”
- “Dottore, cambio continuamente parere, tutti i momenti cambio idea, continuamente cambio, mi aiuti!”
”Sì, ma, lei vuole proprio cambiare?”
- “Dottore, perdo la memoria”
“Intanto mi paghi, poi ne parliamo”
- “Dottore, vedo vermi ovunque”
“Me li metta in questa scatoletta che mi servono per la pesca”
- “Dottore, mi sento tutta scema. Ma che cos’ho?”
“Ha ragione!”
- “Dottore, basta un niente e mi metto a piangere”
“Ma non mi faccia ridere”
- “Dottore, il mio problema è il dubbio di essere matto”
“Allora sciolga il dubbio e stia sereno, lo è proprio”
- “Dottore, sono sempre insicuro, insicuro di tutto”
“Ma ne è proprio sicuro?”
- “Dottore, mia moglie … è morta!”
“Non ho capito, sia più esplicito, per favore. Devo aiutarla a piangere o a festeggiare?”
- “Dottore, io sono un carabiniere”
“Ah! Ah! Ah! Ah!”
- “Dottore, sento il bisogno di cambiare gli occhiali”
“Sì, ne ha proprio bisogno, perché l’oculista è la porta prima della mia”
- “Dottore, ho un problema: tutti mi prendono per deficiente”
“E dove è il problema?”
- “Dottore, sento in me una terribile voglia omicida. Ho voglia di uccidere. Mi aiuti!”
“Mia suocera, le potrebbe andare bene?”
- “Dottore, per favore, mi dica che non sono matto”
“Che non sono matto”
- “Dottore, sono ricco e sono stufo dell’umanità. Voglio prendermi un cane e lasciare tutto a lui”
“Bau, bau”
- “Dottore, perché risponde sempre alle mie domande con un’altra domanda?”
“E perché no?”
- “Dottore, ho una pistola in tasca e voglio farla finita!”
“Aspetti, aspetti! Qui c’è il POS per il pagamento. Poi dopo riprendiamo il suo discorso”
- “Dottore, sono nel buio più totale”
“Ma le ha pagate le bollette della luce?”
- “Dottore, adesso non mi prenda per matto”
“Adesso? No! È già fin dall’inizio”
- “Dottore, ma io sono carina?”
“Lo chieda al suo fidanzato”
“Ma io non ho un fidanzato”
“E quindi?”
- “Dottore, sono a terra”
“Non importa, ho appena lavato il pavimento”
- “医生,我有问题,我只会说中文!”
“该死,我也有同样的问题。 我们将如何互相了解?5”
Nel caso che qualcuno non sapesse leggere il Cinese, riporto come si legge:
“Yīshēng, wǒ yǒu wèntí, wǒ zhǐ huì shuō zhōngwén!”
“Gāisǐ, wǒ yěyǒu tóngyàng de wèntí. Wǒmen jiàng rúhé hùxiāng liǎojiě?”
- “Dottore, stanotte ho sognato di parlare con lei”
“Bene! Oggi mi paga due colloqui”
- “Dottore, mi spieghi, perché quando parlo io tutti si annoiano”
“Zzzzzzzzzz….”
- “Dottore, ma lei mi stima?”
“Ma certo, deficiente di un cretino che non è altro”
- “Dottore, appena comincio a parlare, tutti mi dicono subito di smetterla”
“Ma la vuole smettere!”
- “Dottore, mi sento uno straccio”
“Tolga la polvere a questo ufficio e torni tutte le settimane”
- “Dottore, mi sento teso come una corda di violino”
“Sia più preciso: sol3, re4, la4 o mi5?”
- “Dottore, sono a pezzi. Che faccio?”
“Ha provato con attak?”
- “Dottore, non so come fare per ringraziarla!”
“Da quando i Fenici hanno inventato i soldi, non c’è che una risposta alla sua domanda”
- “Dottore, tutti mi mettono sotto i piedi”
“Alzi i tacchi e se ne vada”
- “Dottore, adesso come posso fare per riprendermi”
“Può usare una videocamera”
- “Dottore, io non voglio mai più incontrarla!”
“Bene! Ho ottenuto il risultato che cercavo”
- “Dottore, faccio bene a passare due ore tutte le sere a guardare la TV?”
“Sia più preciso. Accesa o spenta?”
- “Dottore, non mi piace il modo in cui lei mi ignora”
“Ok. Mi dica il modo in cui le piace essere ignorato”
- “Dottore, lei ha mai desiderato la morte?“
“Sì. Spesso. E di molti Clienti“
- “Dottore, le capita qualche Cliente di cui lei ha stima?“
“Sì, ma non questo mese“
- “Dottore, io mi guardo nello specchio e mi vedo bella, bella, bella, e sono innamorata della mia bellezza. È un problema per la psicologia?“
“No. Il suo è un problema oculistico“
- “Dottore, io vedo un futuro da idioti per l’umanità”
“Naturale. E se fossero tutti come lei, lo vedrei pure io”
- “Dottore, la mia dipendenza da gioco d’azzardo è terribile. È sicuro che con lei potrò superarla?”
“Ma certo! Scommettiamo?”
- “Dottore, ma lei ce l’ha un Cliente che le sembra proprio matto?“
“Ma senti un po’ chi me lo chiede!“
“Dottore, sto pensando di lasciare mia moglie“
“Sia più chiaro. La vuole punire o premiare?“
- “Dottore, io leggo nel pensiero”
“Non è vero! Se leggesse nel mio pensiero si sarebbe già offesa tante volte”
- “Dottore, mi alzo come un gallo, lavoro come un toro, mangio come un lupo, scopo come un mandrillo, dormo come un ghiro, ma non sono contento. Come mai?”
“Deve chiederlo ad un veterinario”.
- “Dottore, le sue continue battute su quanto sono grassa mi danno fastidio”
“Lo so, l’ho capito. Ma a me fanno divertire tanto. Come immaginare lei che sale su una bilancia parlante e questa dice: Non tutta l’Azienda assieme!”
- “Dottore, adesso non mi mandi dallo Psichiatra, la prego”
“No, non capiterà mai. Potrebbe guarirla e a me fa comodo che continui a venire da me e a pagarmi”
- Dottore, sto diventando matto. Mi aiuti, la prego”
“Mah…, mi pare che ci stia già riuscendo bene da solo”
- “Dottore, il mio problema è che ho tre personalità”
“Molto bene, molto bene. Ogni seduta mi pagherà tre volte la tariffa”
- “Dottore, sono depressa. Mi vedo brutta, mi vedo grassa, mi vedo vecchia, mi vedo gobba, mi vedo pelata e mi vedo foruncolosa. Mi dica qualcosa di positivo su di me, la prego!“
“Lei ha una vista perfetta”
- “Dottore, a volte mi sento profondamente idiota”
“Bene, bene! È importante avere una percezione profonda di sé”
- Dottore, tutti mi credono scemo”
“Ha già preso in considerazione l’ipotesi che abbiano ragione?”
- “Dottore, perché mi guarda in quel modo?“
“Perché lei mi sta imitando. La smetta di fare il cretino“
- “Amilcare, lo so che sei ubriaco come al solito, ma adesso dai, fatti coraggio e arriverai fino alla fine anche oggi!”
“Ma dottore, io sono Giovanni!”
“Lo so, lo so. Amilcare sono io”
- “Dottore, è la prima volta che faccio un colloquio di questo genere… e ho paura di soffrire…”
“Anche per me è il primo colloquio eppure vede come sono tranquillo? Non ho nessuna paura di quanto lei possa soffrire”
- “Dottore, io leggo nel futuro e so già cosa mi capiterà”
“No! Se fosse vero sarebbe andato da un professionista migliore”
- “Dottore, le arrivano anche persone proprio matte?”
“Oggi, tutte”
- “Dottore, lei prima ha detto una cosa interessante”
“Solo una? Lei è una persona decisamente poco intelligente”
- “Dottore, mi aiuti. Mia moglie tutte le sere va al Bar dello Sport e ci sta con chiunque le paghi da bere. Sono disperato!”
“Si calmi, faccia un respiro profondo e mi dica dove si trova questo Bar dello Sport”
- “Dottore, nessuno mi vuole”
“Fuori di qui, subito!”
- “Dottore, il mio problema è questo: sono un debole e tutti se ne approfittano di me”
“Ok! Sono 500 € per l’incontro e vada pure”
Vero che fa piacere incontrare uno Psicologo!?
UNA BASE COMUNE PER TUTTI
In Italia ci sono ben più di 100.000 Psicologi, tutti diversi uno dall’altro. Cambiano le personalità, le preparazioni, gli approcci, le psicologie stesse di riferimento. Ma c’è una caratteristica particolare comune a tutti nella nostra professione6. È fondamentale che la rende un boomerang: quello che fai agli altri, lo devi fare prima a te stesso.
In realtà lo Psicologo deve essere lui impegnato a crescere sempre nella sua vita, perché, chi non vive questo impegno, vuol dire che non crede nella possibilità e nella necessità della crescita della persona. Come potrebbe dire a un Cliente: “Vieni che ti aiuto a crescere” se non fosse convinto delle necessità di crescere nella vita o, ancora di più, nella possibilità concreta, reale, di una crescita significativa!?
D’altra parte, il suo convincimento non sarebbe certamente vero, concreto e profondo se non fosse impegnato lui stesso in una sua crescita personale. Non è possibile che una persona conosca l’esistenza di un tesoro prezioso a sua disposizione e non lo utilizzi. Ci sarebbe qualcosa che non funziona. E come potrebbe aiutare gli altri a crescere, se non fosse un esperto nella crescita, a cominciare dalla propria crescita. È un mestiere che comprende nello stesso suo fondamento etico la crescita della persona che lo esercita.
Non lo sapevate quando avete intrapreso questa strada? Non importa, è così lo stesso. Vi fa piacere che sia così? Bene! Non vi piace e sentite questo principio come un imbroglio? Mi spiace, ma è così lo stesso. Altrimenti sarebbe come una persona che dice agli altri: “Per stare bene dovete bere molto” e poi lui ha problemi di disidratazione. È chiaro che sta dicendo qualcosa in cui lui non ci crede.
Non dico che gli Psicologi debbano essere perfetti (e se qualcuno si sente perfetto, quello è messo peggio degli altri), ma che devono essere in cammino, quello sì, sempre.
Questo brevissimo poemetto è stato scritto con intenti satirici sulla terapia medica. Ma applicato alla terapia psicologica cambia molto di significato. Mi piace il gioco dei sei anagrammi di terapia, che con la parola ‘terapia’ da soli formano tutto il poemetto. Ma mi suona molto bello alla fine quell’essere rapiti nel proprio cuore dall’arte ‘pia’ della terapia psicologica.
A te, pria
arte pia
ti parea
terapia.
E, pirata
pari a te,
terapia rapia te7.
LE BELLE STATUINE E IL CIRCOLO VIRTUOSO
Sfruttando il gioco della comunicazione interna tra i diversi elementi che compongono la nostra persona, come il corpo, la mente, la psiche e lo spirito, nella formazione al colloquio utilizzo il gioco delle belle statuine. Un gioco che si faceva abitualmente da bambini e che consisteva nell’assumere la posizione che veniva indicata dal capo gioco, tipo: il re, il giudice… oppure l’arrabbiato, il gioioso… Chi conduceva valutava poi la statuina più bella, quella vinceva il turno e diventava il nuovo capo gioco. Un gioco da bambini? Ho capito ben più avanti il suo valore formativo8, tant’è che lo faccio proprio nella formazione al colloquio clinico.
Si parte con una classica passeggiata rilassante, durante la quale do pure diverse induzioni ipnotiche di concentrazione su di sé. Quindi chiedo di assumere con il corpo la posizione che più esprime un atteggiamento interiore da vivere in alcune fasi del colloquio, tipo: mi preparo all’incontro, accolgo la persona, mi metto al suo servizio, sostengo la sua crescita, lo servo (gli servo, gli sono di aiuto), gli voglio bene, non lo giudico… (e tutti gli atteggiamenti opportuni), fino a: lo lascio andare9. Gli Allievi lavorano a occhi chiusi, sia per potersi concentrare meglio sul proprio corpo, sia per dare libertà a tutti di assumere le posizioni che vogliono, senza temere il giudizio di nessuno. Io però devo tenere gli occhi ben aperti e vegliare che tutto funzioni bene. È così che vedo delle posizioni che trasmettono una carica fortissima, delle espressioni del volto molto intense, di accoglienza, di supporto, di affetto…
Mi rendo conto di quanto sia coinvolgente il colloquio per lo Psicologo, mi rendo conto delle forze forze profonde che risveglia in lui e della loro energia. Nel gioco delle belle statuine, la psiche le comunica al corpo, il corpo le esprime con il suo linguaggio e le rimanda alla psiche; in questo dialogo le sensazioni si coscientizzano meglio e si rinforzano. Il corpo, che è fatto di materia, è ben in grado di trasmettere anche realtà che non appartengono alla sfera del materiale e il suo linguaggio fisico amplia la comprensione del tema espresso e che poi ritorna al corpo più forte di prima e poi di nuovo alla psiche che la percepisce meglio e la rimanda al corpo in un circolo virtuoso di crescita.
Il colloquio clinico attiva nello Psicologo un circolo virtuoso con la sua vita. Ogni colloquio gli rimanda se stesso in un approfondimento di lettura interiore, di comprensione di sé. Quanti autori hanno letto dentro di sé le teorie che poi li hanno resi famosi. Le hanno lette in un approfondimento e chiarificazione progressivi, in colloquio con centinaia di Clienti, fino a quando hanno percepito la forza di quei principi e sono stati capaci di esprimerli in modo riconoscibile e utile per tutti.
COME FARE LO PSICOLOGO MI HA CAMBIATO LA VITA
Non so quanto precisamente il gioco delle belle statuine da bambino abbia cambiato la mia vita, ma ho potuto percepire invece coscientemente quanto l’ha cambiata il colloquio clinico dello Psicologo.
Ho cominciato a lavorare come Psicologo a circa 40 anni e questa professione inaspettatamente ha agito sulla mia vita. Ad esempio: nel giro di pochi anni mi sono reso conto che non mi interessavano più alcuni generi letterari, sia romanzi che film. E così sono spariti dalla mia vita melodrammi, suspense, thriller e simili. Nello stesso periodo ho perso interesse per i viaggi: conoscere terre nuove, vedere meraviglie della natura, scoprire culture diverse…
Quando il fenomeno è diventato evidente, ne ho dovuto prendere coscienza e quindi interrogarmi: cosa mi stava succedendo? Da Psicologo, ho sentito il bisogno di andare da un altro Psicologo (nella fattispecie una Psicologa, ma la sostanza non cambia) e la scoperta della risposta, devo dire, mi è piaciuta molto: non sentivo più il bisogno di quelle cose perché le vivevo già, e più che a sufficienza, nella quotidianità del lavoro di Psicologo.
I drammi dei film (magari pure inventati) non erano niente in confronto alle fatiche, ai problemi, alle difficoltà di situazioni reali che le persone mi portavano. Non solo la realtà è superiore a qualsiasi fantasia, ma anche le emozioni reali sono superiori a quelle recitate. Stare vicino ai protagonisti di thriller veri mi faceva condividere le loro emozioni con attenzione, con affetto, con vero interesse, cosa che i romanzi e gli spettacoli non riuscivano a farmi provare in modo altrettanto forte. Anzi, davanti ad un romanzo, fossero anche ‘I Promessi Sposi’, mi sentivo un poco fuori posto, mi sembrava quasi di tradire i miei Clienti, caricandomi di emozioni faticose non necessarie.
Ma c’era anche un altro aspetto. I mondi che mi si aprivano dinnanzi nei colloqui erano di una tale bellezza, ricchi di un fascino inimmaginabile, carichi di ricchezze che mi riempivano di meraviglia, di entusiasmo, di passione ben più di quanto avessi mai trovato viaggiando per il mondo. Le realtà interiori che mi mostravano i Clienti saziavano in abbondanza la mia sete di bello, di grande, di nuovo, di stupefacente che potessi sentire. E non bisogna pensare che fosse meno faticoso viaggiare nel cuore e nelle menti delle persone piuttosto che in tante nazioni del mondo.
A quante persone ho dovuto dire: “Ho la netta sensazione di vedere meglio io il bene, il bello, il buono, la grandezza che c’è in lei, più di quanto non la veda lei stesso”. Ed ero onesto nel dirlo, pieno di gioia per quanto vedevo ed assieme dispiaciuto che l’altro non percepisse questi aspetti forti, consolanti, entusiasmanti della sua persona.
Anche il gusto per il nuovo e per il diverso sono cambiati in me. Ogni persona era la scoperta di un mondo totalmente nuovo. Certo sempre uomini e donne erano, magari pure due madri di famiglia, magari pure con un lavoro simile, ma la differenza tra una persona e l’altra è sempre stata superiore ad ogni somiglianza. E così avevo della novità ad ogni passo ed anche il diverso era cambiato: non era più fonte di diffidenza, di ‘attenzione pericolo’, (come spesso lo vedo vissuto), ma l’inizio di una nuova scoperta, di una nuova avventura, di un nuovo punto di vista da cui scoprire aspetti nuovi di cose vecchie che credevo di conoscere bene.
Ma il cambiamento più forte è stato quello nell’affettività. Voler bene, sempre di più, a persone non scelte, e poi lasciarle andare, è una ginnastica affettiva che rende il cuore forte e muscoloso: amare e perdere è il ritmo del nostro lavoro. E così, quante persone sono sparite nel grande mondo che ci circonda, ma sono rimaste sempre ben presenti al mio affetto. Potrei ben dire: quanti amori perduti! D’altra parte, come si fa a non voler bene a chi ti apre il suo cuore, ti srotola davanti la sua vita, ti mostra le sue profondità. Io non ho figli, ma posso un poco capire che cosa costi ai genitori lasciare andare i loro figli nel mondo, accettare che si allontanino, di perderli, in un certo senso.
CONCLUSIONE
Qualcuno ha sete di avventure meravigliose? Ha voglia di esplorare continuamente mondi nuovi? Ha voglia di amare a 360°? Ha voglia di non annoiarsi mai? Provi a fare lo Psicologo con decisione e si accorgerà quanto diventa ricca la sua vita, magari non tanto a soldi (!), ma la pienezza della mente e del cuore è garantita.
Note
- Ce ne sono pure tante! Tipo: “Dottore, posso aprile il cuore?” “No! Posi immediatamente quel coltello!”. Oppure: “Un paziente un giorno mi ha detto che io ero per lui come un lampione acceso nella strada buia della sua vita! Ma il guaio era che lui si credeva un cane…”.
↩︎ - Questo gioco è talmente forte che se ne trova un esempio perfino giocando con Dio, nel salmo 138, dove, prima il Salmista dice quanto sente forte la presenza di Dio (versetti 1-6):
“Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo. Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo. Ti sono note tutte le mie vie;
la mia parola non è ancora sulla lingua e tu, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano.
Stupenda per me la tua saggezza, troppo alta, e io non la comprendo”. E poi gioca a scappare lontano da Dio, e si capisce bene che non è paranoia, ma proprio un gioco d’amore, perché ovunque scappa se lo ritrova sempre e questo lo riempie di gioia (versetti 7-12).
“Dove andare lontano dal tuo spirito, dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei, se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell’aurora per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra.
Se dico: «Almeno l’oscurità mi copra e intorno a me sia la notte»;
nemmeno le tenebre per te sono oscure, e la notte è chiara come il giorno; per te le tenebre sono come luce”.
Sarebbe bello vedere poi come va a finire, ma è troppo bello per ridurlo ad una nota!
↩︎ - Naturalmente non tutte le storielle comiche nascono da un gioco d’amore!: “Buongiorno! Sono l’Agente delle tasse” “Oh, mio Dio!” “No, no. Sono soltanto Ispettore”.
↩︎ - Non scrivo l’autore per non offendere la Cultura ↩︎
- Nel caso ancora che non bastasse, riporto pure la traduzione!
“Dottore, ho un problema, parlo solo Cinese!”
“Accidenti, anch’io ho lo stesso problema. Come faremo a capirci?”
↩︎ - Questa caratteristica non riguarda solo gli Psicologi, Tutti coloro che lavorano nelle relazioni di aiuto devono aver sperimentato durante la loro formazione l’essere aiutati proprio con quelle tecniche. Così gli Educatori, i Preti, gli Insegnanti, i Counselor… Ma qui, noi Psicologi guardiamo solo noi stessi e ne abbiamo già a sufficienza. ↩︎
- D. Provenzal, Dizionario Umoristico. Citato da Carlo Casalegno, in: “E via ridendo”, Elledici, Torino 1968 ↩︎
- Favorisce il riconoscimento e l’espressione delle emozioni, la presenza e il riconoscimento dei ruoli… L’ho capito nella formazione allo psicodramma moreniano, dove si usano diverse tecniche simili.
↩︎ - Normalmente scelgo solo 5 posizioni tra tutte quelle possibili. ↩︎

