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Home » Approfondimenti » Cultura e società » Le declinazioni della libertà e lo spostamento dei confini. Tra l’io e il noi.

Le declinazioni della libertà e lo spostamento dei confini. Tra l’io e il noi.

11/11/2024 scritto da Jessica Ciofi

Il 23 e 24 novembre, parteciperò con particolare entusiasmo a questo convegno, apprezzandone sia gli organizzatori che i temi di grande attualità e al contempo che afferiscono alla sfera dell’eternità.

“Democrazia, diritto, psicoanalisi. La libertà come principio” questo il titolo.

Un titolo che mi risuona e che fa vibrare in me delle corde profonde che suonano la musica della mia vita privata e di quella pubblica, del mio impegno nella politica professionale.

Un titolo che mi interroga sui miei valori, quelli che guidano le mie scelte nella vita e quelli che orientano le mie scelte professionali, di studio, di approfondimento, di impegno nel promulgarli in ogni occasione in cui abbia la possibilità di farlo.

Un titolo anche che si colloca tra l’io e il noi, tra l’individualità e la collettività.

Il concetto di democrazia, la sua rilevanza, l’ho imparato da bambina, con un padre che da sempre si occupa di politica e che da sempre ne sottolinea l’importanza con le sue azioni quotidiane, perché la democrazia non è solo la miglior forma di governo, ma anche un posizionamento etico, da agire in ogni contesto gruppale.

Democrazia è riconoscimento dell’altro, rispetto per le altrui posizioni per quanto possano essere lontane dalle proprie, rispetto delle regole e al contempo possibilità di modificarle qualora le proprie idee si sposino con le idee di altri e divengano maggioritarie.

Democrazia è affermazione del principio del noi, di una collettività sovraordinata rispetto al singolo, una collettività che è necessario proteggere attraverso meccanismi che impediscano che il potere sia esercitato da un numero esiguo di persone che esprimano idee non condivise, non plurali.

Al contempo però democrazia è anche la possibilità per ognuno di esprimere le proprie idee quali che siano, la possibilità che idee minoritarie diventino maggioritarie.

Un ambiente, quello democratico che tutela al contempo la libertà individuale di espressione e quella collettiva di permettere alle idee espresse dalla maggioranza di dettare le regole.

In tale complesso e dinamico equilibrio la domanda su che cosa sia la libertà è una domanda sempre nuova che implica il dovere di avere uno sguardo che tenga conto costantemente dell’io e del noi e dei loro confini.

Che tenga conto delle sue varie sfaccettature. Chi è il soggetto della libertà? L’individuo? La collettività? Il desiderio?

Tenendo conto di tale cornice, voglio parlare prima delle mie esperienze personali, dei miei viaggi in particolare, che mi hanno consentito di fare molte riflessioni su questo tema.

IL DESIDERIO

Premetto che proprio per inseguire una delle tante declinazioni della libertà, quella il cui soggetto è il desiderio, ho scelto negli ultimi anni, di viaggiare da sola, zaino in spalla e mezzi pubblici, in paesi che hanno da sempre suscitato il mio interesse quali l’Iran e l’Iraq, la Persia, la Mesopotamia, le terre all’origine della civiltà.

Questo tipo di viaggi mi ha consentito la libertà di mettermi in connessione con i miei ritmi, mangiare quando avevo fame, dormire quando avevo sonno, riposarmi quando ero stanca e fare molti chilometri a piedi senza fermarmi quando ritenevo che ne valesse la pena.

Nessuna prenotazione, nessuna tappa obbligatoria, nessun orario da rispettare.

Un grado di libertà che non avevo mai sperimentato nella vita.

Non perché precedentemente qualcuno me lo avesse impedito, ma perché ero stata io stessa a farlo, attraverso una organizzazione di vita che non prevedeva di concedermi la realizzazione di quel desiderio.

I miei confini, non mi consentivano né di viaggiare da sola, né di non avere una prevedibilità su quanto sarebbe potuto accadere, di non averne il pieno controllo.

Ebbene, attraversando quei confini, come spesso accade, ho scoperto un nuovo mondo, sia interno che esterno, dove ho trovato ulteriori gradi di libertà e ulteriori confini.

E molte volte ho ripensato ad una frase di mio padre quando ero adolescente e reclamavo alcune libertà e lui mi disse: la libertà è cosa che ci si prende nel momento in cui ci si sente sufficientemente responsabili da saperne reggere il peso e sapersi assumere la responsabilità delle conseguenze, nel momento stesso in cui è qualcun altro a dartela, viene sottratto l’aspetto della responsabilità… non si tratta più di libertà.

L’INDIVIDUO

Ho scoperto un mondo in cui non avevo la libertà di vestirmi come volevo, perché le regole di quei paesi non consentono alle donne di scoprire il corpo, ma ho scoperto al contempo con stupore, che alcune donne di quei paesi vedevano la libertà di scoprire il corpo come una imposizione di un modello maschilista.

Alcune donne mi hanno detto che le donne occidentali si scoprono per piacere agli uomini, non per propria volontà, ma per un condizionamento culturale che vuole la donna attraente per un uomo, magra, bella, con il corpo in mostra.

Certo io so di poter decidere nel mio paese se coprirmi o scoprirmi, mentre non è così per loro, ma al contempo ho realizzato che quanto io credevo fosse universalmente considerata una espressione di libertà… poteva essere vista anche in modo diverso.

Un modo che non condivido ma di cui riconosco la legittimità, pur essendo a sua volta il prodotto di un condizionamento culturale e religioso.

Naturalmente da occidentale sono portata a pensare che se in quei paesi ci fosse la libertà di scelta, se fossero paesi democratici, le donne sceglierebbero di scoprirsi… Sebbene in Iraq, dove il velo non è obbligatorio e non c’è la polizia morale come in Iran, a sud di Baghdadnon abbia mai visto donne senza velo diversamente da quanto accade nel nord del paese e nel Kurdistan Iraqueno dove l’abbigliamento è molto vicino a quello occidentale.

Questa mia esperienza mi ha fatto molto riflettere su quanto anche il concetto di libertà abbia molte diverse declinazioni, sia soggettive che sociali, forse più di quante ne immaginassi fino a pochi anni fa e su quanto i confini di tali declinazioni possano a sua volta spostarsi, trasformarsi.

LA COLLETTIVITA’

Voglio però spostarmi ora dal piano personale a quello professionale, non tanto nella mia professione di psicologa, quanto quello del mio impegno politico professionale.

Occuparsi di politica professionale significa, o almeno io così lo vivo, mettersi a servizio della comunità, spendersi per mettersi in ascolto dei problemi emergenti e provare ad offrire soluzioni e risposte.

Il tutto guidati da un posizionamento etico democratico e da uno sguardo che abbracci sia la collettività che i singoli da cui è costituita, portatori l’una e gli altri di bisogni, di desideri, di diritti e di doveri che talvolta sembrano collidere.

Significa inoltre cercare di rappresentare tale complessità senza riduzionismi, facendo ricchezza della diversità e provare a porsi come mediatori tra le norme che vengono imposte dalla politica governativa, talvolta cercando di modificarle e renderle più adatte alla professione e i desideri che vengono dalla professione stessa.

Su questo tema vorrei portare l’esempio del sistema ECM che conosco da vicino.

Tutti noi abbiamo vissuto l’imposizione di tale sistema come una limitazione alla nostra libertà individuale di formarci come meglio crediamo e di fatto è così.

Del resto molto spesso le norme vanno a limitare libertà individuali in favore di un bene superiore, quello collettivo.

Nel caso dell’ECM la norma vuole tutelare la salute della collettività attraverso una formazione obbligatoria e controllata dallo Stato confrontabile con la formazione che viene svolta da tutti i professionisti sanitari che svolgano il loro lavoro in Europa, perché la norma discende direttamente dalla Strategia di Lisbona.

Senza volermi dilungare qui su quanto tale sistema sia in grado di raggiungere l’obiettivo che si prefigge, ma rimanendo sul tema della libertà, l’operazione dell’Europa e a cascata dei suoi stati membri è quella di tutelare la libertà collettiva di farsi curare da un professionista che per poter esercitare sia tenuto a dimostrare di essere continuamente aggiornato.

Sistema esteso poi a tutte le professioni e non solo all’ambito sanitario.

Ed ecco allora: la libertà come principio, la riflessione che mi viene da fare è che si tratta di un principio che assume forme diverse a seconda del vertice di osservazione e a seconda del vissuto soggettivo.

“La psicanalisi rappresenta lo spazio simbolico nel quale il soggetto, l’analizzante, s’interroga rispetto ad alcune coordinate essenziali della propria esistenza” scriveva Finizia Scivittaro nella relazione al congresso del 2022 “La psicoanalisi come arte liberale”.

Tra le coordinate essenziali dell’esistenza senz’altro il contenuto soggettivo del contenitore “libertà” merita un posto d’onore.

N

Non sempre quando pronunciamo la parola libertà ci riferiamo allo stesso oggetto mentale.

Ciò nonostante se sapremo mantenere i confini tra l’io e il noi sufficientemente definiti ma anche sufficientemente osmotici e dialoganti, riusciremo di volta in volta e senza pretese egemoniche, ad attribuire a questo principio una funzione davvero evolutiva.

Categoria: Cultura e società

Jessica Ciofi

Psicologa, Presidente di Professione & Solidarietà, dirigente del MO.P.I. Mi occupo di politica professionale con vari ruoli sin dal 1994 (ben prima della laurea) e di Ecm dal 2004 come consulente di vari provider.


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