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Home » Approfondimenti » Cultura e società » Democrazia, Diritto, Psicoanalisi: frammenti

Democrazia, Diritto, Psicoanalisi: frammenti

27/11/2024 scritto da Jessica Ciofi

Democrazia, Diritto, Psicoanalisi.

La libertà come principio.

Questo il titolo del congresso appena finito in cui mi sono immersa questi due giorni.

Immersa perché è stato così ricco di suggestioni, idee, pensieri, emozioni, che non si poteva seguirlo distrattamente, far presenza, si poteva solo starci dentro, lasciarsi attraversare, sentire i brividi a tratti, esultare, temere, pensare di quel pensiero che ti sembra di vedere i tuoi neuroni nel momento stesso in cui incontrandosi danno vita ad una sinapsi, creano un nuovo collegamento, una nuova idea.

Non pretendo di sintetizzare quanto è accaduto, sarebbe un compito eccessivamente arduo, l’unica sintesi possibile è dire: io c’ero e sono grata per aver potuto esserci.

Voglio però riportare alcune frasi, frammenti che mi piace condividere perché sono state per me attivanti e pur decontestualizzate mi chiedo se possano esserlo anche per chi mi legge.

Seguirò l’ordine degli interventi solo per avere un filo rosso intorno al quale ricostruire i miei pensieri.

Pasquale Martino parla di Matteotti, va da sé che gli spunti sono molti, ma quello che più mi è rimasto impresso è questo: Matteotti va al funerale di Eleonora Duse perché “il proletariato doveva partecipare“.

Non starò qui a dire quante sinapsi mi si siano attivate a partire da questo, solo a fare da cronista, a porgere a chi mi legge questa e le altre frasi, di cui ognuno farà ciò che meglio crede.

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Di Ferdinando Pappalardo più che una singola frase porto con me una chiave di lettura della storia, della sociologia, dell’antropologia e anche della psicologia del popolo italiano.

Dice Pappalardo il cui intervento è su Saba: gli italiani non sono rivoluzionari, perché la rivoluzione richiede un parricidio, mentre la nostra storia, da Romolo e Remo in poi è fondata su fratricidi.

Mi sono chiesta, anche all’interno della nostra professione quanto le cose siano così, quanto in fondo, per certi versi, lo siano ancora.. quanto uccidiamo i nostri padri e quanto i nostri fratelli?

E ancora: ma è strettamente necessario continuare ad uccidere per dire io sono? È possibile non passare dalla morte, non passare da un’uccisione per dire: noi siamo?

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Del ricco intervento di Manghi molto ci sarebbe da ricordare, ma su tutto, voglio citare una delle cose piccole, periferiche rispetto alla complessità dei temi, ossia quando parla di Psicoanalisi “dilettantesca”, non nel senso dispregiativo con cui spesso si usa questo termine, ma nel senso originale del procurare diletto.

Una psicoanalisi che procura diletto.

Non cura, non terapia, neanche formazione, accrescimento, tutti nobili fini….. No, una psicoanalisi che procura diletto… Ammetto di aver pensato: il sale della vita.

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Anche dell’interessantissimo intervento di Lupo potrei dire mille cose, ma anche qui voglio portarne dietro una piccola: respicio indica un volgere lo sguardo in cui è in gioco un sentimento, implica il prendersi cura.

Sì, se alla base di ogni scambio umano vi fosse un sentimento, vi fosse la volontà di prendersi cura al contempo di sé, dell’altro, di quel pur magari breve e piccolo frammento di relazione, vi fosse rispetto… Il mondo sarebbe un posto migliore.

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L’intervento di Niki Vendola sarebbe veramente da ascoltare nella sua interezza, per il messaggio politico, per quello sociale, per quella capacità di vedere oltre che alcuni politici hanno.

Tuttavia i frammenti che ne riporto qui hanno a che fare apparentemente poco con tutto questo.

Uno è: la verità è nella complessità.

Un messaggio che se è valido in politica a maggior ragione lo è nella nostra professione, un messaggio contro ogni riduzionismo, contro gli slogan, contro quella tendenza modaiola che pare affliggere ogni aspetto delle nostre vite, di cittadini ma anche di professionisti inseriti in molti contesti che ci vedono a contatto con altrettanti professionisti nel cercare di ridurre i fenomeni andando incontro ad inevitabili polarizzazioni. Un tentativo di mettere continuamente il buoni da una parte e i cattivi dall’altra, senza provare a starci nella complessità in cui i buoni non sono mai solo buoni e i cattivi non sono mai solo cattivi e noi stessi non siamo mai collocabili in uno solo dei due insiemi.

Un altro frammento in una battuta: mio padre mi diceva che se avessi dovuto insultare un avversario avrei dovuto farlo in latino.

Quanta densità in questa frase. Sì perché studiare il latino è fatica, è una lingua complessa che richiede impegno e dedizione, è una lingua che richiede un pensiero per essere utilizzata, una costruzione complessa.

Di questo c’è bisogno per confrontarsi, pensiero, complessità, forma che diventa sostanza, avrei tanto da dire in merito ma come ho detto… Qui vi propongo solo dei frammenti…

Dell’intervento di Nitti, magistrato, mi porto dietro molte cose ma il frammento che scelgo di condividere riguarda la musica trap e il modello che propone ai ragazzi, un modello fatto di violenza, soldi facili, droga, opposizione alle regole.

E mi dico che per combatterlo è necessario conoscerlo ascoltarlo, comprendere quali bisogni vada a colmare, occorre proporre un modello alternativo e altrettanto attrattivo, forse da ricostruire.

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Il frammento che scelgo dell’intervento appassionato di Ettore Perrella è: c’è una sola cosa che limita la nostra libertà ed è la morte.

Questo frammento mi risuona moltissimo, lo sento vibrare tra le mie corde più profonde. Lo assumo per me come verità assoluta. La vita è continuamente possibilità di scelta, la maggior parte dei limiti alla nostra libertà ce li diamo da soli. Certo ci sono posti nel mondo e anche epoche in cui l’esterno impone più vincoli, altri meno, tuttavia l’essere vivi ci permette di scegliere di darci o non darci certe libertà e a volte la consapevolezza di essere vivi sfugge, a volte viviamo come se credessimo di essere immortali invece…. Solo finché siamo vivi possiamo scegliere di essere liberi, ma tale tempo di scelta è ineluttabilmente delimitato dalla morte e dal non sapere quando questa avverrà.

Un tema che impone molte, troppe riflessioni per lo spazio limitato che ho scelto di darmi in questo scritto.

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Mi scuso con i relatori che non cito, ho dovuto assentarmi per problemi di lavoro e mi sono purtroppo persa i loro interventi che recupererò quando sarà possibile vedere le registrazioni.

Vado così agli interventi di questa mattina… Altri frammenti.

Di Grazia Giacomazzi scelgo il passaggio dei miti: da Edipo a Narciso… Un passaggio drammatico e così evidente in ogni manifestazione sociale, nelle parole scelte per la narrazione sul mondo, quello esterno e quello interno che emerge nelle nostre stanze di terapia con tutto il suo portato di dolore.

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Di Marisa Galbussera scelgo una citazione di Nietzsche: vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore saggezza.

Il corpo, il corpo che parla dove non c’è spazio di parola e si impone prepotentemente.

Il verbo che solo facendosi carne impone uno spazio di ascolto…

Associazioni… Frammenti….

Di Franco Quesito non porto un frammento… Ma un fatto.

Uno schema che si rompe, non legge il suo intervento, riprende le suggestioni, va a braccio, si prende la libertà di infrangere una regola, sceglie di usare il suo tempo per dare spazio di parola alle suggestioni di quanto ha ascoltato. Mostra una delle declinazioni della libertà, la agisce, risponde a una domanda che emerge come prioritaria.

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Luca Salvador ci precipita nell’oggi, l‘intelligenza artificiale e la prova di Turing: la relazione terapeutica, la relazione tra due persone, supererà la prova di Turing?

È una domanda che fa paura a cui diamo difensivamente una risposta scontata, ma l’ombra del dubbio aleggia.

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Di Ingrid Iencinella mi portò a casa l’ascolto, la difficoltà dell’ascolto, perché quando avviene può infrangere i protocolli e cadere in una struttura che non ha l’elasticità sufficiente a modificare se stessa, il contesto sanitario, la rigidità che dà priorità al suo preservarsi pur a scapito del soggetto….

Tanti temi in questa relazione mi riportano al tavolo del Cipra sul consenso informato, a quello sull’amministrazione di sostegno, all’antipsichiatria e… Pensieri che si rincorrono.

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Di Maria Mutata Margherita il frammento che mi porto è: dove sono io? Possibile che sia stata io a scrivere questo? A fare questo? Nella demenza senile ci si pongono tali domande, ma si pongono anche al di fuori, anche guardandosi indietro…. E che succede quando io non riconosco me? Come posso Ri-conoscermi?

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Esco da questa incredibile esperienza con tante riflessioni, tante domande, tante emozioni.

Da semplice psicologa mi affaccio curiosa, smarrita e grata sulla soglia di questo meraviglioso mondo che fa intravedere la possibilità di uno dei viaggi più avventurosi che si possa liberamente decidere di intraprendere.

Grazie a Finizia Scivittaro per l’invito, l’organizzazione e l’abbraccio caldo di chi accoglie un forestiero e lo fa sentire a casa.

Categoria: Cultura e società

Jessica Ciofi

Psicologa, Presidente di Professione & Solidarietà, dirigente del MO.P.I. Mi occupo di politica professionale con vari ruoli sin dal 1994 (ben prima della laurea) e di Ecm dal 2004 come consulente di vari provider.


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