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Home » Approfondimenti » Politica Professionale » La deontologia è materia viva.

La deontologia è materia viva.

27/11/2024 scritto da Jessica Ciofi

Sintetizzerei così la sensazione che ho provato al congresso organizzato dall’Ordine del Veneto sul nuovo codice deontologico.

Aperto da Enrico Furlan, bioeticista che ha esordito dicendo che quando la scienza chiama la filosofia è perché sta proprio messa male 🙂

Ma ha poi ricordato l’intervento di Paul Ricoeur chiamato ad aprire un congresso dell’Ordine dei Medici Francesi 30 anni fa in occasione della revisione del loro Codice Deontologico.

Ed è proprio in quell’occasione che parla di tre livelli del giudizio medico. Particolarmente interessante la centratura sull’unicità del soggetto un’unicum di mente e corpo che decide liberamente di entrare in una relazione asimmetrica rivolgendosi ad un medico perché prova dolore. Il dolore di un infarto o quello dell’abbandono del partner… Un dolore che deve essere prima di tutto accolto nella sua soggettività, la relazione con una persona, non con un organo o con una patologia.

Prosegue con quanto cade fuori dalla deontologia, il non detto perché non dicibile. Norme che si fanno struttura identitaria che entra in relazione con un essere umano in un contesto unico e sempre diverso.

Concetti ben concretizzati dalla successiva relazione di Catello Parmentola che ci racconta l’avvincente storia del nostro codice deontologico, da quella che fu una pagina bianca tutta da scrivere, bilanciando principi e precetti, fino all’ultima revisione e alla sua premessa Etica, la titolazione degli articoli, la revisione di alcuni di essi. Ma ricordando soprattutto il necessario filtro valutativo che consente la migliore calibratura applicativa, ogni volta con riferimento alla soggettività dei contesti, dei momenti e delle persone.

Interventi ricchi che sarebbero da ascoltare e riascoltare, difficili da sintetizzare in poche righe.

È stato poi il momento di Pietro Stampa, sulla cui visione deontologia ho sempre qualche perplessità. La riassumerei dicendo che ho sempre la sensazione che sia alla ricerca delle norme perfette e sicure, oggettive, senza spazio di soggettività, mentre a mio avviso è proprio lo spazio di soggettività che fa della deontologia materia viva e parte della costruzione identitaria.

Sull’intervento di Federico Zanon sarei forse faziosa, mi limiterò dunque a citare ciò che condivido: da una parte l’idea che il codice è comunque ancora giovane e debba essere ancora masticato perché diventi fluido. Dall’altra la necessità di tracciare i procedimenti deontologici, costruire una nostra giurisprudenza. Non condivido l’idea che se le segnalazioni vengono archiviate significa che l’Ordine non sta funzionando, né altre questioni che hanno però più a che fare con la gestione dei procedimenti deontologici che con la deontologia. Ultima questione che condivido del suo intervento, la centratura sul consenso informato come processo e non come modulo.

L’intervento di Davide Albiero, è stato invece estremamente concreto, ha raccontato con la massima semplicità e trasparenza i vari passaggi del procedimento deontologico, dalla segnalazione all’inchiesta all’eventuale comminamento di sanzioni. Ha dato indicazioni su come redigere le relazioni, su come comportarsi in caso di richiesta di testimonianza da parte di un magistrato e vari altri aspetti concreti della quotidianità della professione. Ha poi portato qualche statistica dell’Ordine Veneto. Altri numeri rispetto a quelli portati da Pietro Stampa in Lazio.

E altro tipo di gestione. Se in Lazio le domande in tema deontologico avvengono solo via mail e le risposte avvengono solo via mail, in Veneto Davide Albiero racconta che molte domande si gestiscono con una telefonata, perché è importante il contatto diretto con i colleghi, per comprendere in modo più approfondito la situazione e prendersene cura.

Per concludere la ricerca condotta dalla professoressa Rimondini che pone l’accento sulla vittimizzazione secondaria che avviene dopo aver commesso un errore. Ricerca affrontata in ambito medico chirurgico, ma che meriterebbe senza dubbio un approfondimento anche nella nostra professione.

Una giornata intensa, la seconda organizzata dall’Ordine Veneto su questi temi cui pare particolarmente sensibile, unico rammarico il fatto che a mio avviso dovrebbe essere il CNOP ad organizzare eventi di questo tipo.

Categoria: Politica Professionale

Jessica Ciofi

Psicologa, Presidente di Professione & Solidarietà, dirigente del MO.P.I. Mi occupo di politica professionale con vari ruoli sin dal 1994 (ben prima della laurea) e di Ecm dal 2004 come consulente di vari provider.


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