
Giusy Carciati
Mi chiamo Giusy Carciati sono psicologa e psicoterapeuta e ho appena compiuto 65 anni. Abito a Trieste ma vengo dall’Emilia-Romagna e per diversi anni da giovane ho abitato e lavorato in uno dei paesi più poveri dell’Africa equatoriale, dove mi occupavo di management per aziende commerciali. Ed è in Africa che il mio amore per le persone più disagiate e sofferenti ha preso sempre più corpo al punto da laurearmi in seguito in psicologia ed iniziare la libera professione. Credo nelle persone e nel potere dell’amore, della solidarietà e del vivere in rete, dandosi reciprocamente una mano e non girando mai la testa dall’altra parte davanti alla sofferenza altrui. Per questo, parallelamente alla professione di psicoterapeuta, da alcuni anni a questa parte ho iniziato a lavorare nelle carceri come psicologa penitenziaria nei percorsi di osservazione e trattamento rivolti ai detenuti. È un lavoro difficile e complesso, che ti mette continuamente in contatto con la sofferenza e l’impotenza, ma è anche una grande opportunità di crescita, un grande stimolo ad andare oltre il pregiudizio, una grande scuola di ascolto e invito alla tolleranza.
Sul mio cammino da alcuni anni a questa parte ho avuto la fortuna di incontrare altre persone, colleghi, che condividono lo stesso amore e gli stessi ideali di solidarietà e colleganza, e lo stesso desiderio di fare attivamente qualcosa perché la nostra professione cresca e sia effettivamente al servizio della collettività. Con questo gruppo ho dato vita ad un’associazione che si chiama Professione & Solidarietà, fatta di persone che come me vedono la nostra professione come una missione di ascolto e di servizio. Mi candido con la Lista Professione & Solidarietà alle prossime elezioni per il rinnovo dell’Ordine delle psicologhe e degli psicologi dell’Emilia Romagna con l’impegno di lavorare affinché la figura dello psicologo penitenziario sia più conosciuta e valorizzata e affinché vengano messe in campo azioni concrete volte al miglioramento delle condizioni economiche e contrattualistiche di questa figura, così centrale nei percorsi rieducativi rivolti ai detenuti.

Serena Giordani